11/03/2011 ENERGIE RINNOVABILI, APPROVATO IL DECRETO ROMANI
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legislativo che recepisce la direttiva europea 28/2009/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. Si tratta di un testo costituito da 43 articoli, divisi in 9 titoli, e da 4 allegati tecnici. A far discutere è in particolare il cuore del provvedimento, il quale prevede la sospensione degli incentivi al fotovoltaico non appena si raggiunge l'obiettivo degli 8.000 Mw. Si tratta di un tetto di sei volte inferiore di quello previsto dalla Germania. Altri punti principali del testo sono il taglio retroattivo del 30% per gli incentivi per l'eolico ed un sistema di aste al ribasso per i nuovi impianti. Un'altra norma, inoltre, introduce un nuovo obiettivo in materia di edilizia sostenibile: entro il 2017 le case italiane dovranno utilizzare almeno il 50% di energia "verde" per la produzione di acqua calda sanitaria, riscaldamento e rinfrescamento. Un target ambizioso, per il quale l'articolo 9 del Decreto stabilisce che "i progetti di nuova costruzione e i progetti di ristrutturazioni rilevanti degli edifici esistenti devono prevedere l'utilizzo di fonti rinnovabili per la copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il rinfrescamento". Le soglie di energia rinnovabile da utilizzare cresceranno progressivamente da oggi al 2017. I punti contestati, che farebbero pensare a un'incostituzionalità del Decreto, sarebbero la riduzione da tre anni a tre mesi dei tempi per poter ricevere gli incentivi, la violazione di un'intesa con le Regioni raggiunta su un testo diverso da quello approvato nel Consiglio dei Ministri, un eccesso di delega, con riferimento all'articolo 76 della Costituzione, e la retroattività del provvedimento. Il Decreto, ribattezzato "Ammazzarinnovabili" da parte degli ambientalisti e delle aziende delle energie rinnovabili, sarebbe incostituzionale prima di tutto per eccesso di delega: il Parlamento ha delegato il Governo a recepire la Direttiva Europea a favore delle rinnovabili, ma il Governo non ha in nessun modo recepito i pareri delle Commissioni Parlamentari, cioè dell'istituzione delegante stessa andando oltre, quindi, il contenuto della delega che andava rispettato. Ma il Decreto prevede che le tariffe incentivanti del Conto Energia si applichino agli impianti allacciati alla rete entro il 31 Maggio 2011, mentre per quelli allacciati dopo tale data gli incentivi saranno modulati e disciplinati con un successivo decreto da emanare entro il 30 aprile 2011. Se, dunque, è stato scongiurato il pericolo della introduzione del contestato limite degli 8 Gw di potenza installata, al raggiungimento del quale gli incentivi al fotovoltaico del Conto Energia sarebbero stati sospesi, il Decreto di Aprile dovrà stabilire l'entità degli incentivi, tenendo conto di una serie di parametri, tra cui la riduzione dei costi delle tecnologie e degli incentivi applicati negli Stati UE. Gli incentivi saranno, inoltre, differenziati sulla base della natura dell'area di sedimentazione, mentre, per quanto riguarda le aree agricole, gli impianti fotovoltaici installati a terra saranno ammissibili per la fruizione degli incentivi a patto che gli impianti non superino 1 MW di potenza e non dovranno essere a meno di 2 km di distanza l'uno dall'altro. Inoltre non dovranno occupare più del 10% del terreno coltivabile. Di fatto da questo Decreto nasce una situazione che comporterà il blocco di tutti i progetti sia nuovi sia in parte già avviati, con ovvie conseguenze su ordinativi e occupazione. Le associazioni e le aziende sottolineano soprattutto come tale provvedimento potrebbe infliggere un "colpo mortale" al settore delle rinnovabili, che dà lavoro a oltre 100.000 persone, 29.000 solo nel settore dell'eolico italiano. A tal proposito il presidente di Assosolare Gianni Chianetta ha dichiarato: "Ci auguriamo che il governo abbia modo di rivedere la sua posizione, anche per non compromettere uno dei pochi settori in controtendenza nell'economia italiana e migliaia di posti di lavoro". Paolo Romani, Ministro dello Sviluppo Economico, sottolinea: "Il Decreto è in linea con il nostro obiettivo energetico nazionale: ridurre il costo dell'energia per aziende e cittadini che oggi si attesta a circa +30% rispetto agli altri paesi europei. Intendiamo raggiungerlo prima di tutto diversificando il nostro mix energetico, promuovendo quindi la produzione da fonti rinnovabili ed il ritorno al nucleare. Un obiettivo non può prescindere dall'altro. Siamo un paese manifatturiero e non possiamo consentire che le nostre aziende si presentino sui mercati internazionali gravati del peso del costo energetico eccessivo rispetto ai competitors".